The Great reset - Milano - dall'1 al 14 ottobre


The Great reset - Milano - dall'1 al 14 ottobre
The Calling - Stefania Pinsone
Galleria Arting159 - Via Marsala, 1, Milano - Lombardia


Categorie: Arte
Tipo: Mostra

Quando
01 ottobre 2021 12:30 - 14 ottobre 2021 21:00

Prezzo: Gratuito
───────── pubblicità ─────────
contenuto bloccato, accetta i cookie per visualizzarlo
───────── pubblicità ─────────

Mostra di Stefania Pinsone, l'artista della psiche

L’artista

Interiorità e sperimentazione. Questo il binomio in cui Stefania Pinsone sviluppa la sua ricerca pittorica.
Attraverso i suoi viaggi interiori essa esplora lo spazio interno della meccanica cerebrale servendosi di simboli e segni, proiettandolo all’esterno attraverso elaborate distorsioni spaziali.
Sul piano della sperimentazione, l’artista impiega materiali non consueti quali oro, argento, bronzo, alluminio, pigmenti fosforescenti, oltre a plexiglas, ferro, strass, luci a led, rame, resina e colori metallizzati o fluorescenti.

Biografia

Stefania Pinsone è nata e cresciuta a Roma.
Ha una doppia formazione: la laurea in Storia dell’Arte e il diploma all’Accademia.
Ha conseguito l’MFA (Master in Fine Arts) e il Master in Storia dell'Arte.
Ha svolto la propria attività artistica e professionale principalmente a Roma e Milano, e l’insegnamento dell'arte nelle scuole superiori di Roma.
Nel 2009 si è trasferita in Svizzera nei pressi di Basilea per dare vita alla propria attività internazionale. Dal 2018 ha iniziato l'attività parallela di Graphic De-signer professionista per IES ltd a Basilea.

Premi e riconoscimenti

Fra i molti premi, nel 2019 Stefania Pinsone ha vinto il Primo premio EWAL Premier Art Award (London), assegnato dal capo giudice Dan Fern professore emerito al Royal College of Art di Londra.
Nel 2019 ha ricevuto il Certificato di riconoscimento dall'Ambasciatore d'Italia in Svizzera S.E. Silvio Mi-gnano, per essere, nel suo campo, il miglior talento italiano espatriato.
Le sue opere sono state pubblicate nel libro Art: Inter-national art today – 2016 e 2017 a cura di Ingrid Gardill.
Sono state pubblicate anche nelle edizioni autunno inverno 2020 di House & Garden, Tatler, GQ e Vogue (The Condé Nast Publications Ltd, Vogue House).

Le opere esposte

Dream machine: la complessità di un labirinto sulla perfezione di una sfera, in cui traspare il contrasto di un super ego costretto negli schemi sociali. I pigmenti fosforescenti permettono di osservarlo sia alla luce sia al buio.

Golden: isolationism: primo premio EWAL Premier Art Award (London 2019).

Death of myth: lo scudo è persiano, quindi orientale, mentre Medusa, che uccide con lo sguardo, è occidentale. Ma lo si osservi meglio e vi si vedrà Catwoman, ovvero la mitologia di Hollywood che sostituisce quella classica.

The calling: un complesso gioco soprattutto di scale e prospettive con richiami alle opere di Maurits Cornelis Escher.

Il curatore

Roberto Papini, nato in una famiglia di collezionisti da sempre in contatto con il mondo dell’Arte, è un esperto d’arte, a sua volta collezionista.
Gallerista, critico d’arte e curatore, è il presidente e l’amministratore di Arting159, associazione culturale fondata nel 2010 con l’obiettivo di diffondere la cultura del saper fare arte e di promuovere i nuovi talenti artistici.
Arting159: la desinenza ing vuole intendere un centro di coordinamento in continuo movimento e azione; i numeri 1, 5, e 9 sono rispettivamente simboli di unicità, umanità e creazione.

Critica estetica 1

Guardando le tele di Stefania Pinsone Il mio pensiero viene influenzato dalle sue visioni; è
la forma che spacca i confini della realtà , mi porta fino all’inizio dell’ Universo.
Vedo una visione più complessa dello spazio, una dimensione illusoria dei suoi disegni; realtà che tecnicamente  dovrebbero essere estranee al loro spazio figurativo. Le sue opere mi riportano alla scienza, alla matematica ed alla fisica; apprezzo il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti  appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.

Una donna che è più simile a un matematico piuttosto che a un artista, e che tramite la sua produzione ha fatto coincidere
questi due mondi apparentemente opposti.
Scale, specchi, illusioni ottiche. Nietzsche diceva che se si guarda troppo a lungo nell’abisso, alla fine l’abisso guarda  dentro di te.
Ed è proprio questo che succede quando ci sporgiamo a guardare giù in queste opere, giù nella mente di Stefania Pinsone.
Questo è ciò che ci viene in mente quando nominiamo Stefania, ma cosa c’è dietro questa solida struttura? Cosa si nasconde nelle ombre degli archi, nell’oscurità introspettiva della sua arte? cosa si cela dietro queste vertigini che ci colgono, in bilico sulle sue tele?

Nelle tele di Stefania Pinsone la vita sembra che ci imponga di vedere immagini, corpi, immobilità e confini, il mondo è indaffarato nel proporci indefinibilità, sfumature, transizioni e transitorietà.
Le sue opere sono la rappresentazione stessa della nostra mente: come un divenire per scoprirsi sempre naufraghi. “Metamorfosi” è la parola corretta per definire le opere di Stefania Pinsone, o forse per descrivere Stefania stessa. Meglio ancora, “Metamorfosi” è la parola perfetta per descrivere Stefania che diventa un’opera di Pinsone; l’autore che diventa personaggio, l’inerte che diventa vita, il caos che diventa significato.

Prospettive infinite di architettura, cerchiamo di tenerci in equilibrio ma stiamo già cadendo, precipitando nella tromba delle scale immaginarie, fluttuando nel vuoto abissale fino a sussultare, come quando si cade in un sogno, e ci risvegliamo di soprassalto col cuore che scalpita.
Le strutture e le architetture in apparenza semplici ti catturano lo sguardo che ci porta presso popoli antichi e moderni in un viaggio continuo, facendoti perdere la concezione dell’equilibrio, del tempo, del vuoto e della confusione, per poi lasciarti da solo con quell’inquietudine ignota, con quella sensazione venuta dallo spazio. É una metamorfosi che non si ferma mai,
un circolo vizioso che riparte e riporta sempre alla stessa illusione di evadere dal quotidiano.
Se fissiamo troppo a lungo un’opera di Stefania Pinsone, finiamo per diventare noi stessi illusione: prendiamo con forza la luce di un meccanismo, di una vita priva di avventura, monotona e bizzarra a rincorrere noi stessi e l’eterno ritorno.
Critica estetica Roberto Papini


Catalogo
https://www.pietrocasetta.it/wp-content/uploads/2021/07/Stefania-Pinsone-2021-Catalogo-Mostra-Arting159-Compressed.pdf
 
Sito
https://www.stefaniapinsone.pictures
 
Video
https://www.youtube.com/watch?v=h1docpWLWhU
 
Intervista
https://www.pietrocasetta.it/interventi/psiche-simboli-tecnologia-nelle-opere-di-stefania-pinsone

segnalato da Roberto P.

contenuto bloccato, accetta i cookie per visualizzarlo

Chiudi mappa